Fa sempre piacere ricevere complimenti o ringraziamenti, ma se a farli e' la Regina di inghilterra Elisabetta II che incarica la sua segretaria personale allora valgono il doppio e sono segno di nota.
Dopo aver contribuito a ritrovare un soldato inglese padre di un italiano che fu dato disperso durante la seconda guerra mondiale il nostro giornale usci con l'articolo :
ITALIANO DOPO 64 ANNI RITROVA LA SORELLA E IL PADRE L'ITALOEUROPEO HA AIUTATO LA RICERCA
ripreso da molti giornali italiani.
Per rendere nota la notizia anche in UK la redazione di italoeuropeo scrisse al Times una lettera, che non segui pero' una risposta.
Dopo un po' di tempo, e con non poca sorpresa, ci e' pervenuta una lettera della regina ( qui sotto riportata) dove e' stata messa al corrente del fatto.
Probabile che il Times abbia passato la lettera direttamente a Buckingham Palace, e la regina ci ha voluto ringraziare, infondo si sono riuniti due pezzi di vita italo__inglese .
Come sapete nulla puo' uscire dai palazzi reali senza la visione e autorizzazione della Regina in persona, anche se non la lettera non e' firmata dal sua Maesta in persona, a noi piace pensare che comunque Lei ha saputo del nostro successo italiano a favore dell'Inghilterra.
( una nota curiosa, chi si firma e' Lady - in - waiting- che non e' altro la segretaria della regina, che si firma cosi' perche', era ed e', una vecchia usanza delle dame di corte al servizione dei reali, solo loro possono firmare in questo modo, perche' solo loro sono in attesa di poter servire la regina. )
Citazione -
Da Il Resto del Carlino del 30 gennaio 2010 riportiamo l'articolo di Gianni Leoni
«Ho ritrovato mio padre e mia sorella dopo 65 anni»
La lunga ricerca di un bolognese. Sua madre amò un soldato scozzese

di GIANNI LEONI —BOLOGNA—
«MIO PADRE David era un soldato britannico, ma io non l’ho mai conosciuto. Ha altri figli? E dov’è adesso? Una piccola serie di domande inutilmente rilanciate di porta in porta per cinque, lunghissimi anni da uno all’altro dei paesi dell’Appennino toscoemiliano, agli gli amici e ai parenti, agli sconosciuti, ai quotidiani e ai periodici, alle associazioni, alle radio e alle tv, durante dibattiti e ricorrenze, lungo strade, campi, municipi, parrocchie, boschi e sentieri. Poi, l’altro giorno, una flebile luce ha rischiarato il buio: forse..., e su quello spiraglio la straordinaria ricerca di Davide Perlini, 65 anni, portalettere in pensione, ha preso vigore. E infatti, una generosa catena di solidarietà avviata dalla trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, proseguita dalla molisana Raffaella Matera, appassionata di genealogia e dal giornalista Filippo Baglini, che risiede in Inghilterra, ha superato il mare, è approdata in una casa lontana ed ha finalmente ricomposto il grande puzzle di una storia in sospeso. «Per tanti anni sono stato un padre senza padre. Adesso ho cancellato l’angoscia dal mio cuore. Mio padre, quinto di otto fratelli, era venuto al mondo [...] [in una cittadina del] Lanarkshire, Scozia, ed è scomparso nel ’94. C’è invece una sua figlia, mia sorellastra, con la quale sono già in contatto. Sapere l’uno dell’altro, scriverci, scambiarci i ricordi e le immagini, sognare l’abbraccio del primo incontro ha procurato a entrambi un’emozione fortissima e una gioia senza limiti», racconta. Alla mancanza di quell’uomo senza voce, Davide Perlini, figlio di Fernanda Perlini e di un portaordini inglese svanito tra i monti di Castiglion dei Pepoli sull’eco dell’ultima bomba di guerra, non si era mai rassegnato. «Dov’è papà?», quasi supplicava un giorno dopo l’altro. La madre, però, dopo una timida, iniziale ricerca affidata a una lettera senza risposta si chiuse nel silenzio e vincolò il figlio a una sofferta promessa: «Finché sono in vita non cercarlo». E DAVIDE a quel patto si attenne. Ma nel 2005, rimasto orfano, decise di ricostruire la storia della sua nascita e quindi di cercare chi lo aveva messo al mondo. Un tetro ventaccio di bombe e di paura correva tra i boschi e risaliva i monti quando il soldato David Jackson, nel 1944, incontrò Fernanda, a Lagaro di Castiglion dei Pepoli. Un clima senza domani nel quale riuscì a farsi strada una parentesi d’amore. «Tornerai?», chiese la giovane. «Tornerò» promise il portaordini in partenza. Lei rimase incinta, ma lui era già lontano. E quando il tuono delle bombe lasciò il posto alla speranza, la nascita del ‘bastardino’ concentrò gli indici accusatori contro la ‘svergognata’. «La mamma mi affidò a un orfanotrofio e si trasferì a Milano a fare la serva», dice Davide. Poi, il ritorno a Bologna, il ricongiungimento con il figlioletto e quella promessa, quasi un ordine: «Tuo padre? Non cercarlo». Poi, cinque anni fa, l’avvio delle ricerche, ma la strada per risalire all’ex soldato si è fatta subito tortuosa perché i quesiti, le suppliche, gli appelli e i controllo ribaditi in un tam tam sorretto da un nome David Jackson, da un indirizzo senza conferma, New Place trenton RD Bermondsey, London e da una speranza puntualmente rinviata al giorno dopo si perdevano ogni volta nel nulla. C’è voluta la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, per imboccare il sentiero giusto. Raffaella Matera ha raccolto l’appello ed ha sfruttato l’unico indizio fornito daDavide: un pezzo di giornale dei tempi di guerra con la foto di tre fratelli Jackson militari in zone diverse dell’Italia, ma per una volta insieme. L’aveva pubblicata la ‘Gazette’ di Carluke, in Scozia, il 19 maggio 1944. E proprio in quella zona risiedeva la famiglia Jackson. IL GIORNALISTA italiano Filippo Baglini, che lavora in un giornale on line per gli italiani in Inghilterra, ha svolto con successo l’ultima, delicatissima fase: quella di informare la figlia del soldato David Jackson sull’esistenza di un fratello in Italia. «Finalmente il mio sogno è diventato realtà. Abbraccerò mia sorella e sarà un po’ come abbracciare mio padre», dice, commosso, Davide Perlini.
























